IL NODO. Supermercati comunali. Welfare urbano o campanello d'allarme?
Supermercati comunali. Welfare urbano o campanello d'allarme? Ci sono notizie che raccontano molto più di quello che sembrano dire e questa è una di quelle. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha annunciato l'apertura dei primi cinque supermercati municipali della città. Il primo sorgerà nel 2027 nel quartiere di Hunts Point, nel Bronx, seguito da altri a Manhattan, Brooklyn, Queens e Staten Island entro la fine del suo mandato. L'obiettivo è semplice quanto ambizioso, permettere alle famiglie più fragili, di acquistare beni essenziali come pane, latte, uova, frutta e verdura a prezzi inferiori rispetto alla grande distribuzione, grazie al sostegno economico del Comune. Presentando il progetto, Mamdani ha pronunciato questa frase: «Nessuno dovrebbe soffrire la fame nella città più ricca del Paese più ricco del mondo.» In effetti sono parole pesanti che fanno riflettere. Pensate che nel Bronx, dove sorgerà il primo supermercato municipale, il tasso di povertà supera il 36%, il doppio della media cittadina. È per questo che l'amministrazione ha deciso di partire proprio da qui. C’è chi dice che questo progetto rappresenta una nuova forma di welfare urbano. Proprio no. È invece un chiaro e allarmante segnale che il mercato, da solo, non riesce più a garantire uno dei diritti fondamentali dell'uomo: poter mangiare tutti i giorni. Quando ho letto questa notizia, la mia mente è tornata immediatamente indietro di oltre ottant'anni. In questi giorni sto lavorando al mio secondo romanzo, naturale prosecuzione de Il Sale del Führer. Per ambientare alcune scene nella Londra del 1940 sto studiando la vita quotidiana durante la Seconda Guerra Mondiale, ed è stato proprio durante questa ricerca che mi sono imbattuto in una storia che, lo confesso, non conoscevo. Quella dei “British Restaurant”. Nel 1940 l'Inghilterra era sottoposta a pesanti bombardamenti tedeschi. Le derrate alimentari iniziavano ad essere razionate. Migliaia di famiglie avevano perso la propria casa e il cibo stava diventando un bene sempre più difficile da reperire. Il Ministero dell'Alimentazione britannico (alimentazione intesa non come sana nutrizione ma come soluzione per sfamare i propri sudditi) istituì quelli che inizialmente furono chiamati National Kitchens, poi diventati British Restaurant. Non erano ristoranti nel senso tradizionale del termine. Erano piuttosto mense pubbliche dove chiunque poteva consumare un pasto caldo, nutriente ed economico, senza dover utilizzare i bollini della tessera annonaria. Insomma, il Governo inglese interveniva direttamente affinché nessuno rimanesse senza cibo. Le amministrazioni locali poi, gestivano queste strutture con l'aiuto di migliaia di volontari, mentre il prezzo del pasto veniva mantenuto volutamente molto basso e accessibile a tutti. Nel giro di pochi anni nacquero oltre duemila British Restaurant, diventando uno degli strumenti più efficaci della politica alimentare britannica durante il conflitto. Settant'anni dopo, Londra ha sperimentato un modello completamente diverso, dando vita nel quartiere di Holborn, al primo People's Supermarket dove non era lo Stato a gestire il negozio, bensì i cittadini. Ogni socio versava una quota annuale e dedicava alcune ore di volontariato al mese in cambio di prezzi più convenienti sulla spesa. Due epoche diverse. Due modelli completamente differenti. Ma un unico obiettivo: rendere il cibo accessibile ai più bisognosi. Oggi New York riporta prepotentemente questo obiettivo al centro del dibattito. Se una famiglia che lavora ogni giorno non riesce più a permettersi la spesa per l’intero mese, chi deve intervenire? Il mercato? La solidarietà? Oppure lo Stato attraverso le amministrazioni locali? Il paradosso è che oggi New York non vive sotto i bombardamenti ne è una città devastata dalla guerra. Quindi? Qualcosa non funziona o non ha funzionato se siamo nella capitale mondiale della finanza e il problema dell'accesso al cibo torna a essere una questione pubblica. Quindi il vero Nodo non è tanto capire se i supermercati comunali funzioneranno oppure no. Piuttosto è capire come siamo arrivati al punto in cui una delle città più ricche del pianeta sente il bisogno di aprire supermercati pubblici per vendere beni essenziali a prezzi sovvenzionati. E soprattutto, New York sarà un caso isolato oppure altre grandi metropoli seguiranno la stessa strada? E l’Italia in che situazione si trova oggi o si troverà nel prossimo futuro? Non siamo dunque semplicemente davanti a un nuovo modello di welfare ma, davanti le prime crepe di un sistema economico che fatica sempre di più a garantire uno dei bisogni più elementari dell'essere umano. La storia ci insegna che ogni volta che il cibo diventa un'emergenza cambia inevitabilmente anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. E forse è proprio per questo che, ogni volta che osserviamo ciò che accade all'interno di un supermercato, stiamo in realtà osservando lo stato di salute di un'intera società. Il cibo, in fondo, non è forse il più sincero dei termometri sociali? Il Nodo di oggi è dunque: “I supermercati comunali rappresentano una nuova forma di welfare urbano o sono il campanello d'allarme di un sistema economico che non riesce più a garantire uno dei diritti più elementari dell'uomo? Quello di poter mangiare ogni giorno. Paolo Santoro - The Salt Man